Equilibrio – Capitolo 11

Era già successo che chiamassero.
Per questo ho capito immediatamente che si trattasse di tuo padre.
Hai avuto la stessa reazione ogni volta in cui hai risposto al telefono e attraverso quel filo, hanno chiesto se fossi Thomas O’Neil, figlio di Martin O’Neil .
Tre anni prima di morire d’infarto, era stato colpito da un piccolo ictus.
Che apparentemente non aveva lasciato lesioni.
Tanto che era riuscito lui stesso a chiamare il 911.

Era un uomo di bell’aspetto.
Alto, robusto.
Pacifico ma sempre impegnato nel fare qualcosa.
Pertanto dava tutta l’aria di essere una persona in salute.
Ma alcuni mesi dopo era stato necessario ricoverarlo nuovamente per una crisi respiratoria.
Un altro episodio risolto semplicemente con la prescrizione di un dosaggio di farmaci diverso.
Che ora però avrebbe dovuto assumere a vita.
Io sapevo quanto tenessi a lui.
Quando, il sabato, andavamo a fargli visita
rifornivo la sua dispensa ed il frigo di scorte.
Molte delle quali preparate da me.
Marmellate. Sughi. Pane.
Lasagne alla Bolognese che avevo imparato a fare, durante un’esperienza come ragazza alla pari, in Italia.
E lui diceva di adorarmi.

Qualche volta, se uscivi a fumare e restavamo soli, mi chiedeva “si comporta bene il mio ragazzo?
Sai Kate, ha passato un brutto periodo quando lavoravo alla fonderia e lui era poco più che un bambino.”
Allugando una mano a stringere la sua, gli rispondevo che non doveva preoccuparsi.
Che non mi facevi mancare niente.

Anna_ X

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