Equilibrio – Capitolo 21

Allora succedeva che se guardavo fuori dalla finestra, proseguiva con il discorso che aveva cominciato.
Se invece non riuscivo a risollevare la testa per via del pianto che non potevo trattenere, Marta cominciava a parlarmi delle cose belle della vita.

Lo faceva per non rischiare che mi agitassi e volessi andarmene via.

Non so come.
Ma riusciva.
A non farmi paura.
A farmi sentire in un posto da cui non volevo scappare.

Mi raccontava di quando lei e suo marito si erano conosciuti al molo.
Un sabato pomeriggio.
Lei aveva 19 anni.
Ammirava il mare seduta su una panchina.
Lui si era avvicinato reggendo due gelati.
E gliene aveva teso uno da una distanza educata.
“Signorina, le giuro solennemente che non ricordavo di averne appena ordinato anche un altro.
Ora ho due gelati in mano e se qualcuno non li mangia saranno da buttare.
Un peccato di cui mi pentirei per sempre.
Salvarebbe un povero gelato ed un uomo dalla vergogna?”
Lei aveva sorriso.
“Si accomodi. Prendo sempre un gelato il sabato pomeriggio a quest’ora.”
Lui con lo sguardo verso il mare e gli occhi pieni di dolcezza aveva replicato: “Lo so.
Mi chiamo Arthur Williams.
E da quando l’ho vista la prima volta, ogni sabato pomeriggio spero di arrivare in tempo prima che lei ordini il suo gelato.
E finalmente ci sono riuscito.
Lavoro laggiù in fondo.
Al porto.”

Mentre parlava Martha mi teneva d’occhio e di tanto in tanto faceva una piccola pausa.
Ogni volta che il mio sguardo incrociava il suo.
I suoi occhi diventavano due piccole fessure da cui usciva come una luce.
E mi rivolgeva un sorriso particolare.
Sottile come un foglio di carta, ma zeppo di cose come un libro.
Era l’unica persona al mondo a cui ricambiavo lo sguardo.
Perchè era l’unica che lasciava una porta aperta dietro di me.
E la libertà di andarmene se e quando avessi voluto.

Anna_X

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