Capitolo 10

Capitolo 10

Tre anni addietro avevo visto per le prima volta gli effetti della parola cancro.
Quando anche mio nonno paterno si era malato.
All’epoca il trattamento del dolore era cosa ben diversa da oggi. Ha lottato per lunghissimi mesi senza alcun sollievo. E senza di me che avevo solo 13 anni ed ero in balia solo di me stessa. Di quell’anno ricordo solo rari momenti.

Ogni volta in cui mi avvicinavo al suo capezzale, mi salutava dicendo che non ci saremo più rivisti. Puntualmente mio padre lo rimproverava. Con tono pacato, sostenendo che si sbagliava.
Ed io mi convincevo che l’avrei ritrovato sempre lì. Magari avvilito e malconcio, ma pronto a tornare a casa.
Fino al pomeriggio in cui mio padre, improvvisamente, mi ha stretta a sè come non aveva mai fatto. In piedi, accanto alla finestra della cucina da cui entrava una luce grigia che penso gli abbia sottratto l’ultima porzione di buonumore, è crollato a piangere. Pochissime volte l’ho visto lasciarsi andare. Tre per l’esattezza. Ma così tanto mai.
Non sono riuscita a reagire. Io che trovavo sempre qualcosa da dire per consolare amici grandi e piccoli. Con le mie frasi da ragazzina matura che pregava e credeva ciecamente nel buon senso della vita, nel lieto fine, nella positività.
Non so cosa mi abbia scioccata di più, se lo sconforto di mio padre o lo sdegno che ho provato nei miei confronti.
Ho capito che andavamo dritti verso una scossa che avrebbe fatto crollare qualcosa in noi che non avremmo più ricostruito uguale a prima.
Io allora cercavo di essere spiritosa. Di far ridere. E cantavo. E ballavo. Con dentro un vuoto profondo che scavava in profondità. Ma dove la mia anima scivolava senza farsi vedere.
Sapevo sempre ritornare in superficie. Ma le notti là dentro, anno dopo anno, diventavano sempre più lunghe.
Di volta in volta preoccupazioni ed emergenze tenevano gli adulti lontani dal mio mondo nascosto. Che mi trasformava come in specchi deformanti.
Avrei saputo sempre distinguere il mio riflesso dalla vera me?
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Anna_X

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