Capitolo 24

Le giornate piene di impegni e amici non c’erano più. La mia vita era nuova e quella di prima sembrava lontana anni luce.

Dopo alcune settimane ricordo di un pomeriggio in cui mi ha assalita la paura di morire. Se avessi perso conoscenza? Se avessi smesso di respirare ? Avrei lasciato il mio piccolo incustodito.
Nessuno l’avrebbe trovato, per ore. Avrebbe avuto fame e sarebbe potuto cadure dal letto. Si sarebbe ferito.

Quel pensiero era così spaventoso da farmi agitare e piangere. Stavo ferma a letto cercando di stare calma. Ma mi ci sono volute ore a superare il panico. E da quel momento ci pensavo spesso. Che eravamo troppo soli.

Dedicavo la maggior parte della giornata all’allattamento e la cura di Giovanni, come potevo. Riuscivo ad allattare solo da sdraiata. Camminare era piuttosto difficile.

Per un paio di mesi la mia vita è trascorsa così, in quella stanza da letto o distesa sul divano, seduta solo occasionalmente. Giovanni necessitava di cure normali ma che nelle mie condizioni, richiedevano tanto tempo.

Sentivo un gran bisogno di dormire di più ma non mi era possibile rilassarmi completamente perchè anche la notte i risvegli erano numerosi.

Alla visita di controllo delle due settimane, non mi reggevo in piedi per più di qualche minuto. Per questo, nonostante l’aspetto sano ed il peso nella norma di Giovanni, sono stata esortata ad abbandonare l’allattamento al seno, ritenuto di insufficiente qualità e troppo impegnativo per il mio fisico.

Tre medici su tre concordavano.

Fosse stato per me invece sarebbe l’ultima cosa che avrei cambiato.

Ma ero una neo-mamma. Non avevo certezze. E vacillavo anch’io.

Ho seguito questo ordine. E il primo biberon l’ho riempito con poca convinzione e una grande sensazione di impotenza.

Anna_X

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