Capitolo 25

Mi sono preoccupata fin da subito. E non a torto. Cambiando alimentazione è diventato tutto più complicato.
Dovevo alzarmi per preparare i biberon, pesare il bambino prima e
dopo le poppate, mentre l’allattamento era ancora misto.

Giovanni ha cominciato ad essere molto agitato, a piangere spesso, anche durante il pasto.
E capitava che poi rigettasse il latte.
Così non capivo più: aveva mangiato a sufficienza? Non potevo modificare le dosi prefissate ma lui era inconsolabile.

Inoltre si è presentato un nuovo problema: ora faceva solo brevi sonnellini di 10 minuti, 40 al massimo.
Sia di giorno che di notte.
Ed era impossibile lasciarlo solo nella culla. Non appena mi allontanavo si disperava.
Non riuscivo a capirne la ragione. Era un’anima in pena. Ed io con lui.

A questo punto oltre ad essere stanca mi sono sentita anche demoralizzata.
Dopo alcune settimane così, ho deciso di seguire il mio istinto. La notte, di nascosto, ho ripreso ad offrire il mio seno al piccolo, per fare un piccolo esperimento.
Giovanni ha accettato subito. E sebbene non dormisse più come prima, nelle ore notturne stava tranquillo al mio fianco.
Ho condiviso la mia decisione con mio marito il quale mi ha sostenuta.
Essendo lontano da noi tutto il giorno lo confortava che avessi trovato una soluzione che sambrava funzionare.
Mi sono fatta accompagnare ad alcuni incontri de La Leche League, di cui avevo sentito parlare al corso preparto. Seguendo i consigli della mamma tutor, con grande gioia, dopo alcuni giorni, il mio latte è addirittura tornato a formarsi. C’era qualche difetto di suzione da aggiustare, poppate ad ogni ora e ancora tante curiosità da soddisfare. Ma con il manuale alla mano, in poche settimane sono tornata addirittura ad un allattamento esclusivo al seno. Ero così felice. Non avevo più lo stress di gestire grammi, orari e grandi incognite riguardo sete e fame del mio bambino.
Mi ero sentita così incapace ed inadeguata. Ora i rigurgiti ed i pianti erano scomparsi in Giovanni.
Ma non l’inquietudine. Abbandonarsi ad un sonno profondo per lui era impossibile. Quindi anche per me.
Cosa non andava adesso?

Anna_X

Share :

Twitter
Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Il dono di Verdacqua

Ho un sogno: parlare di felicità ai bambini e sono a un passo dal realizzarlo. Ti ho scelto per sostenermi: con il tuo aiuto pubblicheremo la mia fiaba e costruirò un progetto di volontariato dedicato ai più piccoli.