Capitolo 26

Sporadicamente riuscivo a cedere al sonno ma Giovanni si ridestava non appena superato l’addormentamento. 10 minuti. 20 minuti. Giá 40 erano un miracolo. Per di più si calmava solo ed esclusivamente attaccato al seno.
Stare semplicemente in braccio non gli bastava più.

Era successo qualcosa, il suo comportamento non era più lo stesso.
 Non riuscivo a capire quale fosse il problema.
Nè ad adeguarmi a questi ritmi.
Le settimane passavano e non riuscivo a recuperare energie.

Mi sono confidata con nonne, altre neo mamme, operatori sanitari.
Nessuno si stupiva di questo. Pertanto ho ritenuto solo di dover avere pazienza. Che fosse dura ma normale.
“Ok resisti Annalisa” mi sono detta.
Ma a mano a mano che le settimane passavano le ore in cui riuscivo
a tenere testa alla stanchezza si sono ridotte drasticamente.
Con esse il mio entusiasmo. E la vitalità.

Non avevo molti impegni, mi ero appena rimessa in piedi dal parto,ma ho iniziato a limitare le uscite. E poi ridurre i contatti con le persone.

A Luglio la disponibilità di un’amica e di mia madre a trascorrere insieme qualche giorno al mare mi ha regalato una parentesi di serenità.
La loro presenza e la gioia per aver avuto questo momento “fuori porta” sono stati efficaci.
E ho trovato un pò di sollievo.
Ma una volta tornata alla mia routine più isolata e alle notti insonni, sono bastati due mesi per cadere in uno stato psicofisico estenuato.
D’altraparte il mio fisico aveva subito un forte stress e da sei mesi riposavo meno di due ore al giorno.

Fino a quel momento, ero riuscita ad affrontare e resistere a qualsiasi cosa.
Ora dovevo continuare a farlo ma il mio fisico non reggeva.
Ho cominciato a sentirmi vulnerabile.
Anche la mia lucidità ne risentiva ormai. Talvolta per giornate intere, mi sentivo come se stessi sognando.
Sapevo di essere sveglia, in piedi, alla guida di un’auto o ai fornelli ma vivevo come in una bolla.
La mia mente non era più flessibile e reattiva.
E non provavo più interesse per qualsiasi cosa al di fuori della cura del mio bambino ed alcuni miei bisogni primari.
Era una stanchezza davvero smisurata. E stava per cambiare le regole del gioco

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