Capitolo 27

Una domanda mi ronzava in testa. Quale poteva essere la causa che portava Giovanni a questo stato? Era un bambino gioioso, dolcissimo ma mai rilassato: perchè? Ho chiesto più volte al pediatra. Mi ha esortata ad avere pazienza perchè molti bambini sono così. “E’ particolarmente intelligente, dorme poco perchè ha un carattere molto attivo.”

Tormentata da tutti quei risvegli forzati, credevo ormai di inventarli. Una notte ho avuto un’idea.
Appuntare al letto 12 mollette da bucato.
Ogni volta che Giovanni si fosse svegliato ne avrei staccata una.
Avrei visto con i miei occhi che il problema era più nella mia testa che reale.
Che mi stavo fissando con questa storia.

Alle 23 siamo andati a letto. Dopo averne staccate un pò ho acceso la luce,
controllato l’ora e contato le mollette.

Era l’una appena passata.
Otto mollette.
Significava davvero che ogni venti minuti circa Giovanni si svegliava, si metteva seduto, mi parlava, chiedeva il seno o insisteva per alzarsi perchè non riusciva a starsene a letto.

Non ho continuato un minuto di più l’esperimento.
Non avevo bisogno di sapere come accadeva che non dormivo ormai da nove mesi.

Non avrei potuto contare su nessuno per risolvere il problema.
Tutto ciò che desideravo era di poter dormire e recuperare le energie.
Ma questo non succedeva mai.
Gli impegni dei miei famigliari non mi permettevano di avere un aiuto regolare.
Mi offrivano la loro disponibilità, ma quello che potevano darmi
non era già più adeguato alla mia situazione.

Le ore di riposo erano ormai diventate meno di 10 a settimana.

Sebbene chiudessi gli occhi la mia mente era così in guardia da non riuscire più a lasciarsi andare.
Nemmeno per un minuto.
Nemmeno avendo perennemente il batticuore. Immagino per lo sfinimento.

Qualsiasi rumore, anche il fruscio delle lenzuola, mi destava.
“Non dormo. Non dormo. Non dormo.”
Cominciava ad essere un’ossessione.
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Anna_X

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