Capitolo 33

In mezzo al caos che ogni giorno di più si insinuava nella mia mente, ho preso delle decisioni.

1) Spegnere definitivamente radio e tv. Alimentavano la difficoltà di concentrazione. I rumori, tutti, specialmente se continui, mi mettevano in crisi. Solo in compagnia di mio marito guardavo qualche film. E qui ha cominciato a definirsi una situazione curiosa. Anche a breve distanza di tempo non ricordavo di averli visti. Al videonoleggio leggevo trame e sceglievo titoli che lui sosteneva di aver visto con me di recente. La stanchezza gioca proprio brutti scherzi.

2) Ho allestito un letto direttamente sul pavimento.
La classica soluzione del singolo accanto al matrimoniale non era servito ad evitare a Giovanni un paio di brutte cadute ed era un motivo in più per me per non stare tranquilla.
Ora se si fosse svegliato, non avrebbe più corso il rischio di muoversi al buio e ferirsi. Inoltre in questo modo molti giocattoli erano a portata di mano ed io potevo rimanere sdraiata nei momenti in cui ero troppo stremata per riuscire ad alzarmi dopo lunghe notti di poppate. E chiacchierate.
Giovanni era molto loquace. E amava intrattenermi con dolcissimi monologhi. Mica sapeva che erano le 4 del mattino. Io ascoltavo. Rispondevo. Pensavo “è il nostro tempo. Questo bambino è la mia felicità. Non importa se non è come lo avevo immaginato. Perché in momenti come questi è anche molto di più. E’ comunque tutto di una forza immensa.” Quante fiabe inventate sottovoce. Quanti abbracci. I suoi respiri sul mio cuore. Che dono.

3) ho modificato gli abiti comodi che usavo in casa. Per facilitare l’allattamento. Un dolore fortissimo alla schiena mi impediva di muovermi quando ero stesa a letto. Non riuscivo a sollevare la maglia. Quindi con delle sforbiciate ho creato finestre nei tessuti che in un attimo potevo gestire. Un lavoro grossolano, ridicolo ma indispensabile.

Vivevo giornate con l’unico di fare tentativi di miglioramento. Davo tutta me stessa al piccolo, a mio marito nelle poche ore in cui non era al lavoro, alle mamme. Provavo a pensare anche a me, ma su questo fronte i risultati erano scarsi. Non ero per niente orgogliosa di tutti questi rimedi insulsi che avevo escogitato per gestire la quotidianità. Anche se sapevo che era il massimo che riuscissi a fare.
Niente riusciva a stancarmi abbastanza o a rendermi abbastanza serena per lasciarmi andare al sonno.
E non lo tolleravo. Non mi rassegnavo.
Ripetevo frasi a ripetizione come un pappagallo. Assillavo mio marito di lasciarmi sola per qualche ora per provare a dormire. Qualche volta ha provato ad accontentarmi. Ma quando chiudevo le palpebre e si aprivano fiumi di pensieri e di voci nella mia testa. “Chiudi quella bocca. La tua voce è insopportabile. Non sai fare niente. Smettile di elemosinare aiuto. Nessuno ti aiuterà. Perchè non vali nulla”. Chi poteva salvarmi da quel buio?
E perchè lo vedevo solo io?

Share :

Twitter
Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Il dono di Verdacqua

Ho un sogno: parlare di felicità ai bambini e sono a un passo dal realizzarlo. Ti ho scelto per sostenermi: con il tuo aiuto pubblicheremo la mia fiaba e costruirò un progetto di volontariato dedicato ai più piccoli.