Capitolo 39

“Non credo di dover di capire cosa sto sbagliando o quali siamo i miei sintomi,
perchè già lo vedo tutto ciò che non va in me.
Voglio conoscerne il motivo.
Perchè mi sono lasciata andare così tanto.”
Il primo contatto con Marilena è stato telefonico ed è cominciato così da parte mia.
“Capisco. Vieni a conoscermi e se ti sentirai al sicuro con me, tornerai altrimenti non c’è nessun prolema e ci saremo fatte una chiacchierata” mi ha risposto.
Era la prima persona che incontravo in quella situazione che mi stesse dicendo “io sono pronta a crederti”.
Ho fatto 60 km in andata e altrettanti di ritorno.
E già dal primo incontro non ho avuto dubbi su di lei.
Abbiamo concordato di vederci volta al mese.
Dopo i primi appuntamenti mi ha fatto presente le sue considerazioni.
“In una situazione come la tua di solito il percorso di terapia è di circa un anno e mezzo, due.”
Mi è crollato il mondo addosso.
Mi sembrava un’eternità.
Era stata una mia decisione ma non mi sarei mai aspettata di dover affrontare una “riabilitazione” tanto lunga.
Stava a significare che la mia condizione non era passeggera. Era grave.
Che ero tutta da rifare. Che avrei sofferto ancora così tanto.
Ho lasciato casa mia nelle condizioni più disparate.
Stanca, sporca, in disordine, disorientata, agitatissima.
Ho evitato per un soffio molte uscite di strada perchè guidavo sempre sconvolta dai convulsi di pianto.
Ma non ho mai detto no. Anzi.
Perchè ogni incontro era una scoperta sorprendente ed affascinante di me stessa e delle dinamiche che governavano la mia vita.
Ogni scoperta è stata piena di fatica e dolore. Pienissima.
In certi momenti è stato necessario ricevere il sostegno di Marilena una volta alla settimana.
Ho rinunciato anche a mangiare per pagarmi le sedute.
Ma non mi sono arresa.
Lei mi ha dimostrato di credere ciecamente in me.
A prescindere da qualsiasi cosa le confidassi.

Ero in bilico tra il baratro e una speranza.
La prima risposta che avevo ricevuto da Marilena è stata un segno di totale accoglienza.

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