Capitolo 4 Parole

Capitolo 4

“Fin da piccola ho avuto una passione struggente e viscerale. Per la musica e la danza.
Un chiodo fisso. Era come un incantesimo, quello che mi era stato fatto. Quando le note arrivavano alle mie orecchie, nel mio corpo si avviava un motore invisibile. Sculettavo, saltellavo, facevo le onde con le braccia aperte, slanciavo le gambe e giravo su me stessa a più non posso. E poi “tutti giù per terra”.
Non conoscevo i nomi tecnici delle posizioni. Frequentare la scuola di danza era escluso. Si trovava in luoghi ed orari impossibili da raggiungere, in quel momento, per noi. Io ero troppo piccola per andarci da sola. Così, per danzare, mi bastava uno specchio. Qualsiasi.
Se si trovava in un corridoio, ballavo in un metro quadro. Se era appeso sopra ad un comò, ballavo sopra al letto o qualsiasi cosa ci fosse di fronte. La danza non veniva da me, allora io la catturavo così, ovunque potessi legare nello stesso luogo e momento, un pò di musica alla mia immagine riflessa.
Avrei anche potuto ballare ad occhi chiusi. Il risultato sarebbe stato lo stesso. Comparivo nello specchio ad intermittenza. E chi ce l’aveva uno specchio più largo di 60 cm?

Mi è bastato. Fino a che quasi non me n’è importato più, di vedermi.
Da quel giorno in cui mia nonna mi ha messo tra le mani una gonna speciale. L’aveva cucita lei. Mi arrivava poco sopra al ginocchio.
Era di tulle a pois bianchi.
Non potevo crederci.
Avevo un tutù.
Lo specchio per guardarmi e sapere chi ero non mi serviva più. Adesso, che ero una ballerina, lo vedevano tutti.”

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