Capitolo 45

Mi stava mostrando la strada. Valeva ancora la pena di vivere, anche così, straziata, devastata, persa.
Ma per lui, esserci.
E’ bastato un momento ed ho trovato un senso più grande.
Lui meritava che mi aggrappassi ancora a tutta la mia volontà di resistere a qualsiasi condizione mi sarei trovata.
Lui vedeva, capiva, sentiva tutto.
E pur comprendendo la mia grande difficoltà, mi amava. Non per quel che riuscivo a dare, ma per ciò che veniva dal mio cuore, che in quel momento a me sembrava che nessun altro vedesse. Tutto quanto io potessi essere, era per quelle manine, per quegli occhi, per il suo odore e per la sua meraviglia. E lui l’aveva capito. Fino a che fossi riuscita a tenere a bada i miei pensieri e le mie mani, avrei dato ogni cosa per questo bambino.

Ho ripreso a credere. Ogni giorno facevo grandissimi sforzi con nuovo impegno, convinzione e tenacia affinchè avessimo un’esistenza sufficientemente dignitosa.

Anche le mamme con cui avevo fondato l’associazione, mi avevano allontanata. Ufficialmente. Presentandomi i documenti dove firmare la rinuncia al progetto. Sfinita ho lasciato accadere anche questo. D’altraparte non ero più in grado di dare niente. Andavo raramente agli incontri. In quel momento mi è sembrato logico che avessere reagito così.
Quello che vivevo era davvero ormai imposibile da spiegare, da vedere. Soprattutto da capire. Restavo incapace di prendermela con qualcun’altro che non fossi io.
Non sarei più riuscita a guardare in faccia le mamme volontarie senza sentirmi umiliata ma dovevo accettare anche questo.
Giovanni era l’antidolorifico della mia vita che ora, era divisa esattamente a metà, tra il mio ruolo di mamma e quello di miserabile.
Avevo fallito in tutto ma non volevo fallire in questa seconda possibilità.

Quindi cosa potevo fare? Avevo allontanato dal mio cuore la mia famiglia. Il dolore per non essere capita ha fatto nascere un muro tra me e loro. Non serbavo rancore. Ero solo disperata perchè mi mancavano come l’aria. Ma era come se avessi assunte delle sembianze diverse e ripugnanti.
Nonostante tutto quella era la mia decisione: sarei rimasta al mio posto. Ero lì per mio figlio.
Non per me.

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