Capitolo 51

La sensazione che avevo pensando a quando me ne sarei andata, era quella di uscire da una casa da dove si vedesse un devastante uragano in arrivo. Tutti vedevano soltanto l’uragano fuori mentre io, dentro le mura della mia casa, vedevo un incendio che stava devastando ogni cosa e che mi avrebbe presto inghiottita. Una volta uscita avrei affrontato l’uragano. Che per assurdo era diventato la mia unica speranza di sopravvivere.
Era un grande rischio, ma mai quanto la certezza di essere travolta dalle fiamme dentro la mia stessa vita di quel momento.

In quei mesi mi recavo spesso presso lo spaccio di un’ azienda biodinamica a pochi chilometri da noi. Ero loro cliente da qualche anno. Da quando una mamma volontaria me ci aveva accompagnata. Inizialmente andavo in bicicletta. Con il mio bambino sul seggiolino e canzoni allegre sulla bocca tutte per lui.
Ora andavo in auto. Senza bici. Senza sorriso. Senza ricette in tasca da provare. Giorgia, la titolare, dal suo piccolo spaccio di alimentari mi aveva sostenuta in ogni modo nel progetto con le mamme. Moralmente ed organizzativamente. Entusiasta di tutte le iniziative e fiera di me, mi aveva anche proposto di gestire una parte della sua attività.

In quel momento però ero confusa e non ho capito la grande oppurtunità che mi stava offrendo. Il riconoscimento che mi stava dando per essere una persona che non si tira mai indietro. Che prova ad essere generosa e ospitale nonostante ogni difficoltà. Che fa dell’amore la sua vita. Anche quando l’amore si spegne. Ho rifiutato perchè sentivo di non avere le forze.

Lei si è resa conto che stavo molto male. Mi ha sempre espresso il suo dispiacere. Mi ha chiesto tantissime volte come stavo. Con grande discrezione, se poteva fare qualcosa per me. Dicevo sempre “no”.
Poi le ho parlato del fatto che avrei lasciato la mia casa. Che mi capitava di uscire la notte per cercare che passasse in fretta, ma in quel modo tremendamente sbagliato che mi faceva scivolare sempre più giù.

Mentre non sapevo da dove poter cominciare a cercare una soluzione, un giorno Giorgia mi ha detto “vieni, usciamo dal negozio che ti faccio vedere una cosa”. Mi ha portato davanti alla sua grande casa. “seguimi un attimo”. Siamo entrati e saliti al primo piano dove si apriva una stanza con bagno da cui si accedeva da una scala interna. “la porta esterna rimane aperta giorno e notte perchè ho degli ospiti in un altro appartamento al piano superiore. Questo spazio non lo affitto perchè a volte serve a noi. Quando stai male, non andare via. Vieni qua. Nessuno ti vedrà. E soprattutto nessuno ti chiederà niente. Se poi ti piace puoi anche trasferirti qui”. Lei non è una donna che ama particolarmente farsi abbracciare. Quindi ho solo annuito e detto “grazie” . E rientrando a casa ho pianto di sconforto ma ancora una volta anche di gratitudine. Avevo un posto dove andare. E non sentirmi minacciata da niente e nessuno. Il mio cuore riusciva a fare profondi respiri.

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