Capitolo 7

Capitolo 7

A 14 anni ho conosciuto “il mio primo amore”.
Mi scioglieva il cuore. Avevo ancora quegli occhi grandi da bambina. Che vedevano “di più”. Che erano vicini alle narici. Per cui di quel ragazzo, vivevo le parole ed il profumo come se fossero lo stesso linguaggio.
Questo legame era un incanto. Ed un onore. Ma dopo qualche tempo qualcosa, silenziosamente ma inersorabilmente, ha portato un cambiamento in me.
Frequentavo la scuola con buoni risultati, facevo parte di un gruppo di azione cattolica, amavo sempre più la musica e la danza. E ora anche la lingua inglese.
Facevo del mio meglio per sentirmi una brava persona. I miei genitori lavoravano molto e mi impegnavo affinchè non passassero guai per causa mia.
Alcune persone a me vicine però mi facevano notare dettagli di me che non erano perfetti. C’era qualcuno di più carino, di più agile, di più magro, di più intonato, di più bravo a scuola, di più affidabile di me. Ora che sono adulta e mamma credo che fossero osservazioni normali da fare ad una adolescente. Inizialmente non ricordo nemmeno che mi dessero fastidio. Ma ad un certo punto, hanno cominciato a sorprendermi. Il mio impegno interiore e silenzioso per essere “più che brava” era assiduo. Queste piccole critiche hanno cominciato a ferirmi.
Ma non mi sentivo in diritto di protestare. Il parere di quelle persone a me vicine, per me contava moltissimo. Erano adulti della mia famiglia, insegnanti, educatori.
Non ho mai trovato la forza per reagire e riuscire a dire “perchè ce l’avete con me?”. Mi avrebbero risposto “nessuno ce l’ha con te. Sei imperfetta ma non sbagliata”. Avremmo chiarito. Sarebbe finito tutto lì. Invece non parlavo. E mi piantavo un chiodo nel petto.
Così è andata a finire che ho imprigionato in me emozioni che si sono poi plasmate secondo i miei pensieri.
E dopo qualche anno di questo meccanismo, tendevo a considerare tutti migliori di me.
Ho messo fine a quel mio primo grande amore.
E senza saperlo forse anche ad una buona parte del mio futuro.
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Anna_X

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