Capitolo 8

Capitolo 8

Ho trascorso gran parte della mia infanzia a casa dei nonni materni. Una casa dalle porte sempre aperte. E un posto a tavola sempre libero per chi arrivasse e avesse fame. O voglia di compagnia.
Quando rientravo, c’era una persona speciale che era sempre presente.
Ogni giorno di scuola, festa o vacanze, piovesse o cantasse il sole a squarciagola, era sempre lì: mio nonno. Una persona piena di dolcezza. L’ho conosciuto quando era già un bellissimo nonno.
Il mio nonno soffice.
Il pomeriggio si sdraiava sul divano, sul fianco sinistro, per riposare e guardare la televisione. Io mi arrampicavo su di lui e mi sdraiavo tra il suo fianco ed il divano, la testa sulla sua spalla, il braccio attorno alla sua pancia.
Amavo il ruvido del suo golfino ed il profumo del detersivo per il bucato, misto ad un odore leggero di pipa.
Il golfino, mi ricordo, era quasi sempre blu. Lì, nel blu, con lui, mi sentivo a posto. Mi sentivo in un posto dove c’era un posto per me.
Con lui si andava adagio adagio con l’auto a visitare i parenti lontani, nei campi a raccogliere erba medica, in bicicletta, seduta di traverso sul sellino improvvisato, a recuperare attrezzi per fare lavori. O a prendere il pane.
Nella sua piccola officina, mentre costruiva ogni tipo di elettrodomestico dell’epoca, io
piantavo chiodi sgangherati su assicelle di legno.
Come un gatto, mi strusciavo nelle sue abitudini.
Non ricordo le sue parole. Ricordo che era buono come il pane. Ricordo come mi guardava. La sua tosse, il colore della sua pelle, il rumore del suo respiro. Ricordo che se camminava innanzi a me anche senza voltarsi, era come se fossimo mano nella mano.
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Anna_X

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